
J. Michael Muro aveva una sola cartuccia nella sua arma: quella grossa. Dirige un solo arrogante lungometraggio in carriera e plasma un intero sottogenere dell’horror, regalandoci il primo grande “melt movie” degli anni ’80.
Ci troviamo in Bowery Street, il luogo più malfamato di New York, dove un commerciante di alcolici decide di lanciare sul mercato il Viper, un generico alcolico ritrovato nascosto nello scantinato della sua bottega. Venduto alla simbolica cifra di 1 dollaro (soprattutto ai barboni del luogo) ha il leggero effetto collaterale di sciogliere chi lo assume in pochi secondi, in un tripudio di vernice acrilica e versi gutturali.

Il resto della storia si dipana tra personaggi variegati, come Bill, il poliziotto che parte bene cercando di capire il motivo per cui i senzatetto vengono decimati, per poi finire in uno scontro mortale con Bronson il reduce del Vietnam a capo dei disadattati dello sfasciacarrozze. Notevole l’arma preferita del veterano: un coltello costruito con un femore umano (che in un flashback scopriamo essere ricavato dalla gamba di un suo alleato caduto in guerra).
Il vero valore aggiunto sono le situazioni demenziali e totalmente sopra le righe, come un’avvincente partita di rugby dove la palla è il pene di un barbone (sì, avete letto bene), un onesto nudo integrale al minuto 3, qualche seno scoperto, un comico tentativo di semi-stupro di una segretaria, Funiculì Funiculà suonata in un ristorante ed una sequenza capolavoro durante i titoli di coda.

La trama, dunque, non ha praticamente senso anche perché la pellicola parte da un cortometraggio, già povero di narrazione, girato in 16mm dal nostro super Mike.
Pare che la produzione avesse difficoltà a trovare degli sponsor per il film e gli unici interessati furono i produttori delle merendine Drakes Cakes (una sorta di rollini al cioccolato), che inviarono alla troupe una confezione di snack ogni settimana. Dopo 3 mesi di riprese avevano così tanti snack che vennero impiegati nella scena dell’esplosione del ciccione.

Menzione d’onore per noi, che abbiamo avuto l’integrità morale per guardarlo fino alla fine.