
Castellari torna al “suo” Bronx 18 mesi dopo il primo capitolo e questa volta colpisce duro regalandoci finalmente il film brutto che meritiamo.
La guerra tra bande pare essere terminata senza vincitori e i rimanenti membri delle varie fazioni hanno preso possesso del sottosuolo lasciando il Bronx in totale rovina.

La Manhattan Corporation questa volta tenta il colpo grosso e pianifica di costruire un nuovissimo quartiere di lusso al posto del decadente Bronx.
Per fare in modo che gli indigeni abbandonino volontariamente le proprie abitazioni per essere in seguito deportati nel Nuovo Messico (sì.), la Manhattan appalta l’operazione al crudele Floyd Wrangler, veterano delle operazioni speciali che arma tutti i mercenari di lanciafiamme e conduce una vera e propria disinfestazione.
L’imberbe Trash, aiutato dell’istrionico Crazy Strike, salverà la situazione confezionando il più stupido piano che la storia ricordi ma che incredibilmente funzionerà, scatenando uno scontro tra i membri rimasti delle bande e i mercenari di Wrangler.
La pellicola è un vero omaggio al lanciafiamme e alle deflagrazioni, in un tripudio di comparse, automobili spider, furgoni ed elicotteri disintegrati. Tutto ha la capacità di esplodere con una facilità disarmante. L’impiego massiccio degli esplosivi nelle fogne regalerà un sorriso ad ogni innesco fuori schermo.

Castellari non alza il piede dal pedale del gas nemmeno una volta e dosa con precisione combattimenti all’arma bianca, scontri a fuoco e brillamenti di vario genere. Assolutamente di pregio l’utilizzo dei manichini per smembramenti, teste spappolate e conflagrazioni.
Audace anche la scelta di vestire i disinfestatori di caschi con visiera perennemente appannata come se già non fosse sufficiente la loro tutina grigia a renderli ridicoli.
Devastante l’interpretazione di Mark Gregory che non riesce ad essere credibile nemmeno di fronte ai suoi genitori arsi vivi nel loro appartamento, genitori che per altro possedevano una gigantografia del figlio in salotto.

Menzione d’onore per lo sceneggiatore che per il cameo di Moana Pozzi scrive questa battuta a copione:
“Juana che cazzo fai qui?”
Una delle due frasi che le vengono rivolte.
Ringraziamento dovuto al membro della crew che entra in campo al minuto 8:19.